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| 1. Bernardo Strozzi, San Rocco, 1640 c., olio su tela, 78x67 cm. Scuola Grande - sala della Cancelleria (su cavalletto). |
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| 2. Jacopo Tintoretto, Apparizione di San Rocco, 1588, olio su tela, 495x246 cm. Scuola Grande - Altare della Sala Superiore. Particolare del Cardinale con l'impronta della croce sulla fronte. |
Le notizie storiche relative alla vita di San Rocco (v. fig.1) sono scarse ed incerte; esse si mescolano con quelle dell'agiografia popolare che fa di San Rocco uno dei Santi taumaturghi più invocati e pregati. Secondo la tradizione veneziana derivata dalla Vita di San Rocco di Francesco Diedo, Podestà di Brescia nel 1478, Rocco, nato nel 1295 da una nobilissima e potente famiglia di Montpellier, non volle tuttavia servirsi a proprio vantaggio delle ingenti ricchezze di cui disponeva, ma - come S. Francesco e S. Domenico - decise di mettere esse e se stesso al servizio dei bisognosi, traendo alimento spirituale dai santuari della cristianità, che egli - liberatosi dai suoi beni e ridottosi in povertà - si propose di visitare a cominciare da Roma. Prima di giungere alla meta sostò ad Acquapendente e, richiamandosi ai principi evangelici della carità, vinta l'opposizione del guardiano del lazzaretto, si dedicò alla cura degli ammalati. Raggiunta Roma, fu ricevuto dal Papa Urbano V, rientrato da Avignone, e guarì dalla peste un Cardinale tracciando un segno indelebile di croce sulla sua fronte (v. fig.2).
Dopo tre anni di permanenza a Roma, riprese la via del ritorno, passando per Cesena e Rimini: dovette però fermarsi a Piacenza, perché colpito a sua volta dalla peste. Ritiratosi in solitudine, venne assistito da un cane, che gli portava il cibo, e dal suo padrone, certo Gottardo. Oltre agli ammalati anche gli animali chiedevano la sua assistenza. Guarito, riprese la via del ritorno, su esortazione di un angelo. Rocco, giunto a Montpellier, non riconosciuto, venne per sbaglio richiuso in prigione, da cui avrebbe potuto immediatamente uscire se - rivelando la propria identità - avesse richiesto aiuto a qualche suo potente congiunto. Ma, per essere più vicino alle sofferenze di Cristo, preferì scegliere a sua volta la via della sofferenza e rimase volontariamente in prigione per cinque anni, fino alla morte, nel 1327. Riconosciuto subito dopo, fu sepolto con tutti gli onori nella sua nativa Montpellier.