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| 1. Jacopo De' Barbari, Pianta prospettica di Venezia, 1500. Particolare della chiesa di San Rocco. |
La Confraternita di San Rocco aveva posto la sua prima sede nella chiesa di San Zulian e poi presso quella di S. Maria Gloriosa dei Frari. Costituitasi ufficialmente il 27 Maggio 1478, aveva posto il 16 luglio dello stesso anno, alla presenza solenne del Patriarca Maffeo Girardi, la prima pietra di una cappella intitolata al Santo, da erigersi all'interno del cimitero dei Frari. In forza della convenzione stipulata il 15 ottobre, la Confraternita otteneva la concessione a titolo gratuito del terreno per costruire non solo la chiesa, ma anche la scuola, una casetta e le tombe per i confratelli. Il 13 maggio 1485 il Patriarca Maffeo Girardi, nel dare notizia al Consiglio dei Dieci dell'avvenuta traslazione del corpo di San Rocco a Venezia, autorizzava i Confratelli a demolire la cappella, già costruita ma non ancora consacrata. Di questo edificio non esiste alcuna descrizione.
Il 9 agosto 1489, la Scuola – trasferitasi nel frattempo prima a San Samuele e poi a San Silvestro – decideva di far ritorno ai Frari e di innalzare una nuova chiesa nel medesimo luogo in cui era stata demolita la cappella, stipulando nuovi patti e convenzioni con i Frati il 23 dicembre 1489. Già il 3 marzo 1490 vi veniva trasferito il corpo del Santo.La chiesa sorse su modello di Bartolomeo Bon, Proto dei Procuratori di San Marco. Di aspetto molto sobrio in ossequio ai precisi impegni presi con i Frati Minori, essa risultava già completata nel 1494 e veniva chiaramente riprodotta da Jacopo de' Barbari nella sua Pianta prospettica del 1500 (v. fig. 1). Essa era
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| 2. Luca Carlevarijs, Altra veduta della Scuola di San Rocco, acquaforte,1703. Particolare della Chiesa di San Rocco. |
caratterizzata da un'unica navata conclusa da un presbiterio absidato affiancato da due cappelle laterali. La facciata (v. fig.2) era di tipo codussiano, tripartita da alte lesene che terminavano sulla trabeazione, lungo la quale correva l'iscrizione “SU(M)MO ET EXCELSO DEO DEVOTA, H(A)EC SCOLA PIE VIVIT ET SANCTO ROCHO HIC IACENTI EIUS PATRONO MCCCCLXXXXIIII”, posta ora alla base del fianco destro della chiesa. Il portale, decorato sugli stipiti da girali d'acanto popolati di uccelli e di altre raffigurazioni simboliche secondo il consueto modello di matrice lombardesca, era sormontato da una lunetta con arco a tutto sesto. Più in alto si apriva un grande rosone, caratterizzato da una ricca cornice a ghirlanda di fiori e frutta. Ai lati, subito sopra la trabeazione, due timpani semicircolari, sormontati da piccole edicole – in cui erano poste altrettante campane - affiancavano l'attico centrale, aperto sulla campitura da un secondo occhio e sormontato dal frontone triangolare, poggiante su una trabeazione su cui si leggeva: “SPES FRATERNITATIS SANCTI ROCHI IN DEO EST”, oggi murata nel basamento del fianco sinistro della chiesa. Alla sommità campeggiava una grande statua di San Rocco, attribuita a Giovanni Buora.
La costruzione del campanile (v. fig.3) era espressamente vietata dalla convenzione con i Frati Minori, ma già nel 1503 si ha notizia della decisione di erigerne uno piccolo sopra la sacrestia. Esso risulta terminato quattro anni dopo, in forme molto semplici. Nella cella campanaria a bifore il campanile segue un modello comune a Venezia fra la fine del Quattrocento e i primi del Cinquecento.
La chiesa mantenne le caratteristiche originarie fino al 1725, quando venne deciso di ricostruire quasi interamente l'edificio divenuto pericolante.
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| 3. Il campanile di San Rocco. |


